Hogmanay

E’ tempo di celebrare il Nuovo Anno!

Nel Moray, bellissima contea rurale nel nord-est della Scozia, esiste una festa che si tiene ogni anno l’11 gennaio (tranne quando l’11 cade di domenica e allora viene anticipata al 10) e il cui significato risale al 1750 quando venne promulgato il Calendar Act

Burning the Clavie è il nome di questa celebrazione che coinvolge l’intera cittadina (e non solo!) di Burghead le cui origini antichissime sono tutt’ora oggetto di studio da parte dell’Università di Aberdeen

Per una notte all’anno, nel cuore dell’inverno, questo tranquillo villaggio costiero che si sviluppa nel nord-est del Moray arde più luminoso di qualsiasi altro luogo in Scozia! Attualmente Burghead, con poco più di 2000 abitanti, è un centro piccolo e anonimo ma un tempo, nel IV secolo, era il sito di un enorme e influente insediamento dei Pitti. Infatti, il suo emblema è inciso in una stele in pietra (conservata al British Museum di Londra) raffigurante la sagoma di un toro, un animale nobile la cui testardaggine rappresenta perfettamente l’indole degli abitanti. L’antica tradizione insita in Burning the Clavie è sopravvissuta proprio grazie alla tenacia di questa popolazione che da secoli ripetono un rituale quasi mistico che li contraddistingue anche dal resto della Scozia. Non a caso, mentre nelle altre zone Hogmanay si celebra il 31 dicembre, qui si aspetta fino all’11 gennaio per festeggiare il nuovo anno con un rituale che ha qualcosa di magico e, per certi aspetti, primitivo.

I preparativi iniziano a dicembre con la costruzione di un barile di legno di 43 centimetri, sorretto da una struttura di 6 doghe sistemate in modo tale da permetterne il trasporto. Questo compito è affidato ai membri di un gruppo particolare, il Clavie Crew, ovvero l’equipaggio del Clavie, secondo la tradizione formato da abitanti di Burghead che hanno nella loro famiglia una persona che in passato aveva già avuto questo ruolo. Si tratta, quindi, di una “posizione ereditaria” che incarna ancora di più la continuità delle antiche usanze. 

La sera prima della festa, i preparativi si concludono con un vero e proprio rito per fissare il palo che viene posto alla base del barile: in una sorta di passaggio di consegne, al membro più anziano del gruppo spetta piantare il primo chiodo, mentre a colui che un domani potrebbe diventare un futuro componente del Clavie Crew (solitamente un bambino), tocca mettere l’ultimo.

L’11 gennaio nel resto della Scozia Hogmanay è solo un pallido ricordo… a Burghead, invece, ci si prepara per festeggiare finalmente il Capodanno.

Immaginiamo di darci appuntamento in Granary Street alle 18:00; tra la folla che si è già radunata scegliamo un posto che ci permetta di avere una buona visuale dell’accensione del Clavie che viene riempito di catrame e pezzi di legno. E’ un momento solenne: il capo dei portatori si avvicina con un tizzone ardente e le fiamme si sprigionano dal barile, prima timidamente poi con sempre più forza. Subito dopo, circondato dal Clavie Crew, inserisce la testa all’interno delle 6 doghe e appoggia la struttura sulle proprie spalle. 

La folla di concittadini e turisti esplode in un urlo di incitamento e la processione ha inizio lungo un percorso prestabilito in senso orario per le vie della città vecchia. Il Clavie in fiamme ondeggia mentre il crepitare del fuoco si confonde con il vociare delle persone. 

Le strade vengono via via rischiarate dalla luce sprigionata da quella che ormai sembra una torcia che viene trasportata, alternandosi, dai 15 uomini che compongono il Clavie Crew. Questo compito è considerato un grande onore, una specie di iniziazione; sorreggere il peso del Clavie sulle spalle è il simbolo di un’eredità unica che, seppure con fatica, viene mantenuta viva… proprio come una fiamma! In quel momento, il portatore non è solo, è affiancato da tutti gli antenati che prima di lui si sono trovati in quella posizione.

L’odore di legna bruciata e di catrame impregna l’aria, l’eccitazione è tangibile ma nonostante tutto contenuta, come se il rispetto per ciò che sta accadendo prevaricasse su ogni cosa. Una scia di fumo, scintille e gente gioiosa che segue il Clavie serpeggia sinuosa per le vie di Burghead. Nell’ultimo tratto ci si deve infilare in un vicolo stretto prima di salire in cima alla collina di Doorie, sui bastioni dell’antica fortezza dei Pitti: il palo che sostiene il barile viene conficcato nel foro al centro di un altare in pietra e si aggiungono più volte secchi di combustibile per ravvivare le fiamme. Anche posizionandoci a distanza di sicurezza, il calore del fuoco scalda i nostri volti, in netto contrasto con il vento freddo che si alza dal mare e contribuisce a far ondeggiare le lingue di fuoco. Le sensazioni che ci avvolgono sono indescrivibili, hanno qualcosa di primitivo, di selvaggio! 

Il Clavie dopo circa un’ora crolla con un boato di approvazione della folla e le braci ardenti vengono sparse per tutta la collina prima di venire recuperate velocemente dai presenti con guanti e stracci come portafortuna per l’anno successivo. Molte famiglie utilizzano le braci del Clavie per accendere il fuoco del primo dell’anno all’interno del proprio cottage. Pare che in passato le ceneri venissero conservate dai Brochers (abitanti di Burghead) come incantesimi contro la stregoneria!

Burning the Clavie è una delle numerose feste del fuoco che da secoli vengono celebrate in Scozia: in passato i fuochi rituali erano legati ai cicli stagionali e segnavano quindi dei momenti di passaggio associati ai cambiamenti della natura e seguivano il calendario celtico. Il fuoco era visto come simbolo di purificazione ed era associato alla luce che allontana gli spiriti maligni e porta benessere e salute. 

Non è un caso se il culmine della festa di Burning the Clavie si svolge proprio sulla sommità dell’altura di Doorie: sito in cui i druidi accendevano fuochi propiziatori e celebravano i loro riti. 

Ora però soffermiamoci in particolare sul significato di questa festività così amata dai Brochers, anche quelli che non abitano più a Burghead, tanto da farsi spedire pezzetti di braci in giro per il mondo per propiziare l’anno nuovo! 

Torniamo, dunque, sulla collina di Doorie, in questo luogo mistico in cui risiedono ancora antichi spiriti che da secoli vengono chiamati a presenziare alle celebrazioni. Nonostante sia l’11 gennaio, quello che stiamo vivendo in questa fredda notte d’inverno è un momento cruciale che segna il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Come anticipato all’inizio, il 1750 segna un cambiamento straordinario nelle abitudini delle popolazioni che abitavano in Gran Bretagna e in tutto l’Impero Britannico: viene emanato il Calendar Act che prevedeva l’adozione del calendario gregoriano a discapito di quello giuliano (ritenuto impreciso) e quindi l’eliminazione di ben 11 giorni già a partire dal 1752. In questo modo, il Capodanno del vecchio calendario cadeva l’11 gennaio del nuovo calendario. 

Come prevedibile, questa decisione provocò un forte malumore che si manifestò in numerose prese di posizione in tutto il mondo anglosassone. A Burghead, non potendo ottenere quanto richiesto a gran voce ma rifiutando allo stesso tempo categoricamente di rinunciare alle proprie tradizioni, si decise di continuare a celebrare il Capodanno nei giorni previsti dal calendario giuliano. Ecco quindi che il ricorrere al fuoco in questo momento particolare assume un significato ancora più profondo: le fiamme bruciano simbolicamente gli aspetti negativi dell’anno precedente prima di accogliere il nuovo anno, portando luce e calore nelle lunghe notti invernali.

L’intera comunità di Burghead partecipa attivamente alle celebrazioni di Burning the Clavie, marciando unita per le strade della cittadina e poi stringendosi attorno alla collina di Doorie, con l’intento di scacciare dal villaggio gli spiriti maligni e purificare il territorio in vista del Capodanno. Attraverso questo rito immutato da secoli, gli abitanti di Burghead mostrano con orgoglio la loro identità non in questa singola notte ma per sempre!

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