Il Cardo selvatico…

una pianta leggendaria

Tra le tante leggende che si tramandano nelle Highlands, ve ne è una che più di qualsiasi altra ci invita a ricordare che a volte l’aiuto può arrivare anche dalle direzioni più impensate. È la storia di una pianta orgogliosa e tenace che da sempre cresce nelle brughiere scozzesi e i cui steli alti e pieni di spine la rendono resistente anche ai venti più impetuosi e agli inverni più rigidi. Stiamo parlando del cardo, una pianta che per tanto tempo nessuno aveva considerato degna di nota, preferendole fiori profumati, colorati e delicati. Si dice che le sue foglie coriacee e spinose e i suoi piccoli fiori viola siano scansati persino dal bestiame e dagli animali selvatici che preferiscono cibarsi di altre piante.

Oggi vi parlerò di un’antica leggenda secondo la quale la sorte del cardo cambiò radicalmente una notte di inizio ottobre, segnando per sempre anche il destino di un intero popolo. Questo racconto è legato ad un fatto storico: la battaglia di Largs, tra gli eserciti di Norvegia e di Scozia. Re Alessandro III, come il suo predecessore, intendeva riappropriarsi in qualche modo delle isole Occidentali, dell’isola di Man e del Kintyre che da oltre un secolo erano governate da re norvegesi. Re Haakon IV, dal canto suo, preoccupato dal fatto che gli scozzesi stessero progettando di riprendersi i territori del Nord, partì a luglio del 1263 con un’imponente flotta di navi. Mentre era ancorata al largo di in un’isola nel Firth of Clyde, venne sorpresa da una tempesta. Alcune navi, spinte dal vento, si ritrovarono sulla spiaggia di Largs nell’Ayrshire.

Fino a qui si tratta di eventi documentati, il seguito è frutto di racconti che si sono tramandati nel tempo, uniti a elementi realistici. La leggenda a cui accennavo prima, narra che i guerrieri norvegesi, nel tentativo di sorprendere gli scozzesi che dormivano nel loro accampamento, si tolsero le calzature convinti di muoversi in modo più furtivo, anche grazie al favore delle tenebre. Mentre avanzavano silenziosamente, ormai prossimi ad avere la meglio, proprio a causa del buio, non si accorsero di essere finiti in un punto in cui il terreno era coperto di cardi. Uno dei norvegesi calpestò una grossa pianta piena di spine che gli si conficcarono in profondità, provocandogli dolori fortissimi. Iniziò ad urlare, svegliando così gli scozzesi che riuscirono ad affrontare gli invasori e ad ucciderli.

Ecco quindi che queste piante, grazie alle loro caratteristiche e al ruolo svolto in quest’occasione, vennero paragonate a delle sentinelle, in grado di scacciare il nemico, sfruttando ciò che solitamente era la causa del loro essere denigrate. Da allora, il cardo selvatico diventò il Guardian Thistle, il guardiano protettore di Scozia e venne inserito negli stendardi di guerra per proteggere gli eserciti scozzesi. Nel giro di poco tempo, fu scelto come simbolo per l’intero Paese.

Questa leggenda, come le tante altre che hanno per protagonista il cardo selvatico, narra di un evento miracoloso avvenuto durante un’epoca di conflitti tra il popolo scozzese e gli invasori stranieri, in cui il coraggio e la resistenza dei clan trovano il proprio simbolo in una pianta che, altrettanto miracolosamente, è riuscita a prevalere in una terra ostile. La figura del cardo, protagonista della narrazione, non solo simboleggia la forza degli scozzesi, ma diventa anche un emblema di difesa e unità contro le avversità.

Pensate che in alcune narrazioni tramandate nelle Highlands, si racconta che il cardo abbia persino origini divine, nato come dono degli dèi per proteggere i popoli delle terre alte da invasori e minacce esterne! Il Cardo Selvatico, con le sue spine affilate e il fogliame resistente, la sua capacità di crescita spontanea tra rocce e terreni impervi, rappresenta il cuore indomito dei popoli delle Highlands, capaci di resistere alle avversità del clima e delle invasioni. Non a caso, per secoli, il cardo è stato associato alla lotta per l’indipendenza e l’autonomia dei territori scozzesi, ed è stato spesso raffigurato come un simbolo di difesa contro le invasioni e le aggressioni esterne. In Scozia, la sua immagine la si trova raffigurata un po’ ovunque: negli stemmi, negli stendardi, nei ritratti di personaggi importanti, sulla divisa della squadra nazionale di Rugby e di quella di calcio, sulle uniformi dei poliziotti, sui loghi delle aziende. Fateci caso la prossima volta che vi recate in terra scozzese!

Il primo utilizzo ufficiale del cardo come simbolo reale della Scozia fu sulle monete d’argento emesse da Giacomo III nel 1474. Il Thistle crown è invece la moneta d’oro coniata all’indomani dell’incoronazione a re d’Inghilterra (come Giacomo I) e di Scozia (come Giacomo VI) del figlio di Mary Stuart, Giacomo VI, per l’appunto. Sulla moneta veniva rappresentata l’unione delle due corone attraverso la rosa su un lato ed il cardo sull’altro. 

Un’altra data emblematica è il 1642, quando le Guardie Scozzesi (Scots Guards) adottarono il cardo come loro emblema reggimentale. 

Pensate che a Edimburgo esiste addirittura una cappella dedicata al cardo all’interno della famosa cattedrale di St Giles. Entrandovi, si ha l’impressione di venire catapultati in un luogo bloccato nel tempo! La cappella, sede dell’Ordine del Cardo, l’Ordine scozzese più antico e importante, è stata edificata nel 1911 come luogo di incontro dei cavalieri insigniti dal re di questa prestigiosa onorificenza. Ogni membro dell’Ordine, incluso il sovrano, ha uno seggio sopra il quale si trovano il suo nome e le sue insegne araldiche; in tutto se ne contano 16, anche se originariamente erano 13, in omaggio a Gesù e ai suoi dodici apostoli.

L’attuale Ordine del Cardo è stato fondato nel 1687 dal re Giacomo VII; è un vero e proprio ordine cavalleresco che viene conferito da Sua Maestà a coloro che hanno offerto un contributo importante alla Scozia e al Regno Unito. Un tempo, le donne non potevano ricevere questo privilegio, fino a quando la regina Elisabetta II, nel 1987, non decise di cambiare le regole.

L’emblema che ancora oggi viene appuntato al petto, sopra il cuore, è una stella a quattro punte d’argento, sormontata da un salterio di Sant’Andrea, sempre d’argento. Al centro, su un cerchio verde, il motto dell’ordine: “Nemo me impune lacessit”, che significa “Nessuno può provocarmi e restare impunito”. Il cardo si trova nel mezzo della scritta.

Avete mai assaggiato il cardo? E’ una pianta che da un punto di vista culinario merita assolutamente di essere valorizzata! Gli egizi ne conoscevano già le straordinarie proprietà e addirittura Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis Historia”, la raccomandava per eliminare l’eccesso di bile.

I cardi sono presenti in tutta la Scozia, dalle Lowlands alle Highlands, e persino sulle isole! Viaggiando attraverso la Scozia, troverete diverse specie allo stato selvatico, le più comuni delle quali sono il cardo spinoso, il cardo rampicante e il cardo palustre. Osservando le immagini raffigurate sulle monete, sugli stendardi e sui dipinti del passato, possiamo identificare l’emblema nazionale scozzese nel cardo comune Cirisium vulgare che si differenzia dall’Onopordum acanthium che, invece, non è nativo.

Il Cirsium vulgare appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è una specie erbacea biennale, capace di adattarsi a terreni poveri e calcarei, spesso trovandosi in zone marginali di difficile coltivazione. Si distingue per la sua altezza imponente e le foglie argentee con bordi dentati e ricoperte di spine che la rendono facilmente riconoscibile; è caratterizzata da un fusto robusto (che in alcune specie può raggiungere persino i 2 metri), le infiorescenze a capolini viola o rosa, simili al carciofo. Fiorisce tra luglio e agosto, periodo in cui il suo colore intenso e vivace si staglia nettamente contro il paesaggio tipico delle brughiere scozzesi. Le radici e le foglie sono usate per preparazioni fitoterapiche, in quanto hanno proprietà antinfiammatorie, astringenti, cardiotoniche, digestive e anticancerogene.

In passato, le foglie giovani e tenere venivano raccolte e utilizzate nelle zuppe e nelle minestre, donando un tipico sapore leggermente amaro e terroso; la radici, invece, venivano impiegate per preparare infusi e decotti.  Nei tempi moderni, l’uso del cardo selvatico si è notevolmente ridotto, tuttavia alcune cucine che mirano alla riscoperta delle tradizioni, hanno iniziato ad inserire questa pianta antica in piatti contemporanei, rappresentando così un ponte fra passato e presente, uno stretto legame con le radici rurali scozzesi.

Il cardo …. Fonte di ispirazione…

Hugh MacDiarmid ha composto nel 1926 la poesia A Drunk Man Looks at the Thistle, che può essere considerata come un lungo monologo dell’autore tra il comico ed il serio su temi di varia natura. Il poeta, in uno stato di coscienza alterato dall’alcool, si trova a rimirare un cardo, tramite questo, riceve una vera e propria illuminazione sulla vera essenza della Scozia. 

In occasione del matrimonio tra Margaret Tudor e Giacomo IV avvenuto nel 1503, il poeta William Dunbar ha scritto il poema The Thistle and the Rose, un’opera che trae ispirazione dalle due figure protagoniste dell’unione reale. Il cardo rappresenta il re scozzese, la rosa, la principessa anglosassone.

La Scozia, facendo parte del Regno Unito, non possiede un proprio inno nazionale. Nonostante ciò, gli scozzesi hanno scelto (con un sondaggio indetto nel 2006) come inno non ufficiale, The Flower of Scotland, il brano scritto da Roy Williamson del gruppo folk The Corries, che viene cantato con passione e sentimento negli incontri sportivi. Il titolo è un chiaro riferimento al cardo, il fiore di Scozia per l’appunto.

Un’ultima curiosità che potrebbe interessarvi per il prossimo viaggio in Scozia: se vi piace il tartan e avete sempre desiderato indossarne uno, potete acquistare il tartan “Flower of Scotland”, realizzato in onore del defunto Williamson, a sottolineare l’affetto che il popolo scozzese nutre per il cantante dei Corries.

Richiami​

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.​

ad altre

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.​

pagine

Lorem ipsum dolor sit amet​
Luctus nec ullam corper​
Pulvinar dapibus leo​
Torna in alto