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Benvenuti nell’Antica Alba: un Viaggio nelle sue origini millenarie
“La Scozia è una terra ricca di fascino e mistero, con un vasto patrimonio di tradizioni e leggende. Per comprendere a fondo questo Paese, compiremo un lungo viaggio a ritroso nel tempo, fino ad un’epoca in cui l’uomo non era ancora apparso sulla Terra, analizzando gli antichi sedimenti geologici.
Nella mia vita mi sono dedicato con passione allo studio del passato; sin da piccolo amavo ascoltare le antiche leggende tramandate oralmente dalla mia gente ma anche i racconti di chi aveva vissuto in prima persona la battaglia di Culloden, le cui conseguenze erano ancora troppo evidenti all’epoca della mia gioventù. In questo modo, senza rendermene conto, mi sono avvicinato ad una delle professioni, a mio giudizio, più affascinanti e coinvolgenti. Ancora oggi, nella vostra epoca, ricevo l’appellativo di ‘storico’, eppure io mi considero più semplicemente un appassionato esploratore della storia”.
In Nostro Progetto di ‘Découverte’
“Amo il mio Paese per la bellezza e la magia che sa donare anche allo sguardo più distratto. Ho deciso di coinvolgere altri studiosi connazionali in un progetto di ‘découverte’, ovvero di scoperta e valorizzazione degli aspetti più insoliti del nostro meraviglioso territorio. Come primo passo in questo viaggio di esplorazione dell’antica Alba, cedo volentieri la parola al professore James Hutton che vi parlerà della formazione geologica della Scozia”.
Un Onore Particolare
“E’ un grande onore per me avere l’opportunità di dare avvio a questo progetto attraverso un vero e proprio viaggio nel tempo che ci condurrà alla scoperta della formazione dell’antica Alba, proprio come ha anticipato Sir Walter Scott. Noi tutti ci auguriamo che il progetto AlbaUnicorn possa offrirvi una visione più ampia e particolare del nostro Paese.
Sono James Hutton, per anni ho perlustrato in lungo e in largo la Scozia, spinto dal desiderio di comprendere più a fondo le sue origini: dalle vette più inospitali alle coste frastagliate che finiscono a strapiombo sul mare, si è rivelata una fonte preziosa di spunti per il mio lavoro. In qualità di geologo, ed appassionato di molte altre discipline (medicina, fisica, meteorologia, storia naturale…) ho pubblicato vari scritti frutto delle mie ricerche e sono stato uno dei fondatori della Royal Society di Edimburgo nel lontano 1783. Tuttora vengo considerato tra i capostipiti della geologia moderna in quanto, proprio grazie ai miei studi, sono stato uno tra i primi a comprendere l’antichità della Terra”.
La Sorprendente Varietà Geologica
“Dovete sapere che la Scozia, nonostante le sue dimensioni non siano particolarmente estese, ha una geologia davvero piuttosto varia, presentando un gran numero di caratteristiche geologiche differenti.
Si distinguono tre aree geografiche principali:
le Highlands insieme alle Isole Orkney, Shetland e alle Western Isles, che si sviluppano a nord-ovest della faglia di confine che corre da Arran (ovest) a Stonehaven (est);
le Central Lowlands che sono una vera e propria fossa tettonica che conserva soprattutto formazioni del Paleozoico;
le Southern Uplands, che si estendono a sud della faglia meridionale, composte in gran parte da depositi paleozoici”.
Lo Scontro dei Supercontinenti e l’Orogenesi Caledoniana
“Tutto ebbe inizio quando l’attuale Scozia faceva parte di uno dei due grandi blocchi (supercontinenti) chiamati Gondwana (Sud America, Africa, Australia, Antartide e India) e Laurentia. La Scozia apparteneva a quest’ultimo che costituiva l’antico continente nord americano. Durante l’era primaria si svilupparono due cicli orogenetici (cioè processi che portarono alla formazione di catene montuose); tra questi, uno in particolare che si chiamò orogenesi caledoniana (da Caledonia, antico nome della Scozia), vide coinvolte l’Inghilterra del Nord, la Norvegia, la Siberia, la Groenlandia, parte dell’Africa e dell’Australia orientale. In quest’era di costruzione di montagne, 490 milioni di anni fa si creò la regione montuosa delle Highlands e dallo scontro tra placche si formarono degli archi vulcanici attualmente spenti i cui resti sono visibili tra i sedimenti delle Highlands e delle Lowlands”.
L’impronta delle Ere Glaciali
“Successivamente, le ere glaciali hanno contribuito nel modellare il paesaggio scozzese, erodendo enormi quantità di rocce sedimentarie, vulcaniche e metamorfiche e dando vita ai lunghi Glen (vallate dai fianchi ripidi), ai Loch (pittoreschi laghi), e ai Firth (fiordi che s’insinuano nell’entroterra per parecchi chilometri). Tutti elementi che costituiscono l’ultima testimonianza dell’esistenza di una grande lingua di ghiaccio che ha eroso il terreno formando delle gole.
In Scozia esiste un’isola che rappresenta un vero e proprio tesoro per i ricercatori come me, un’isola che pare aver attraversato i secoli restando immutata nel suo aspetto: Skye, l’isola nebbiosa, Eilean a’ Cheò in gaelico. Con i suoi paesaggi mozzafiato, i castelli medievali e i villaggi pittoreschi, è una delle gemme della Scozia, la più grande e settentrionale delle Ebridi Interne. Ma dietro la sua bellezza quasi fiabesca, si cela un segreto ancora più antico e affascinante: Skye è un vero e proprio ‘paradiso dei dinosauri’, un patrimonio inestimabile per i paleontologi di tutto il mondo, che narra quasi 3 miliardi di anni di storia della Terra. Questa isola scozzese, che oggi conosciamo per il suo clima freddo e ventoso, circa 170 milioni di anni fa era una zona subtropicale, calda e umida, molto più vicina all’equatore.
Sappiamo che durante il Triassico superiore sulla Terra comparvero i primi dinosauri, un gruppo di animali molto diversificato che dominò l’intera Era Mesozoica. Ne esistevano sia di erbivori che di carnivori, sia di bipedi che di quadrupedi, sia di piccole dimensioni (inferiori al metro), sia di giganti (lunghi cinquanta metri e alti dieci). I fossili a nostra disposizione, però, dimostrano che erano tutti accomunati da un unico elemento, e cioè il fatto che costruissero nidi e deponessero uova, proprio come gli uccelli odierni.
Per comprendere l’importanza di Skye, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, nel Medio Giurassico, un’era geologica compresa tra circa 174 e 164 milioni di anni fa. Questo periodo, sebbene scarsamente studiato a causa di una relativa mancanza di fossili, fu un’epoca di importanza cruciale come afferma il paleontologo Brusatte, che vi presenterò più avanti. Approssimativamente 200 milioni di anni fa, un evento di estinzione di massa che causò l’estinzione di oltre la metà delle specie viventi, segnò l’inizio del periodo Giurassico e permise ai dinosauri di dominare la terraferma per circa 136 milioni di anni.
Il Medio Giurassico, in particolare, fu un periodo di cambiamento accelerato. Il supercontinente Pangea iniziò a frammentarsi nelle attuali masse continentali, e gli ambienti si diversificarono: zone interne desertiche lasciarono il posto a grandi aree allagate, regioni temperate e foreste tropicali. Animali, piante e altri organismi viventi si estinsero o si adattarono. Molti importanti gruppi di dinosauri, come i tirannosauri e gli stegosauri, fecero la loro apparizione, i primi uccelli probabilmente spiccarono il volo, e nuovi grandi rettili iniziarono a dominare e a diffondersi negli oceani.
È qui che l’Isola di Skye emerge come protagonista assoluta. Il paesaggio mutevole dell’isola riflette la natura delle sue rocce, che vanno dall’Archeano al Quaternario. Le sue penisole si irradiano da un centro montuoso dominato dalle maestose Cuillin Hills (in gaelico scozzese, An Cuiltheann), sono state scolpite dai ghiacciai dell’ultima era glaciale 11.000 anni fa. Si tratta di una catena prevalentemente rocciosa e dalle cime aguzze, composta da rocce ignee che sono relativamente resistenti all’erosione. La cresta principale sono le Black Cuillin, il cui nome deriva dal colore scuro del gabbro, una roccia magmatica che, insieme al basalto, costituisce il cuore di queste vette così particolari. Il gabbro, ruvido e con una struttura granulare, offre eccellenti appigli per gli scalatori. I loro profili sono facilmente identificabili perchè frastagliati, con scogliere ripide, profonde ‘corries’ (circhi glaciali, cioè valli dalla caratteristica forma ad anfiteatro) e gole.
A est di Glen Sligachan, si distinguono le Red Cuillin (na Beanntan Dearga), più basse e meno rocciose. Sono composte principalmente da granito, una roccia più chiara del gabbro con una tonalità rossastra quando colpita dalla luce da determinate angolazioni. Il granito è stato modellato dal clima in forme più arrotondate, e la vegetazione ne copre le cime e i lunghi ghiaioni lungo i fianchi. Il punto più elevato del Red Cuillin è Glamaig.
Da questa breve e rapida presentazione dell’origine e della formazione della Scozia, appare evidente che l’isola di Skye possa essere considerata la custode della storia più antica del nostro pianeta. una finestra unica sul passato geologico e biologico della Terra”.
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