Ben Nevis, l’eredità di un antico vulcano
Il gigante nato dal fuoco primordiale
In un’epoca remota, il paesaggio intorno alla montagna più conosciuta di Scozia era dominato da fuoco e terremoti provocati da violente eruzioni. Il Ben Nevis era un enorme vulcano la cui energia era eccezionalmente intensa: fiumi di lava ricoprivano in continuazione il territorio circostante andando a formare uno spesso strato di roccia magmatica grigio scuro, chiamata ‘andesite’, dal nome della catena delle Ande in Sudamerica dove è piuttosto comune.
All’improvviso, l’attività vulcanica cessò e per molti anni tutto divenne tranquillo. Apparentemente … Infatti, nelle profondità della Terra, si stava generando una lava ancora più vischiosa che si raffreddava molto più lentamente, generando una roccia granitica le cui spinte sotto la crosta iniziarono a provocare una serie di crepe parallele verticali. Il nuovo magma, trovando uno sfogo all’interno di queste crepe, una volta solidificatosi, creò delle particolari striature che i geologi chiamano ‘filoni o vene geologiche’, riferendosi proprio al materiale intrusivo che vi si introduceva.
In aggiunta a questa situazione già precaria, un altro grande ammasso di roccia fusa formatosi nel frattempo, a causa della pressione che si era accumulata nella camera magmatica, riuscì a sollevare con una potenza straordinaria la cupola sovrastante che, di conseguenza, iniziò a creparsi. Quando, poi, la pressione diminuì ed il magma si abbassò leggermente, dal tetto ormai privo di sostegno si staccò un enorme blocco cilindrico. Contemporaneamente, una gran quantità di lava e cenere fuoriuscirono dalle fessure che si erano create e un cratere enorme, chiamato ‘caldera’, si formò in superficie. Il collasso su se stesso di questo lato del vulcano causò un’esplosione violentissima. La depressione visibile attualmente, circondata dal massiccio del Ben Nevis, così come i sentieri che si seguono per salire in vetta, attraversano quella che era la cupola interna del vulcano.
Un’esperienza unica è addentrarsi in questo paesaggio così aspro e remoto e provare ad immaginare ciò che doveva essere migliaia di anni fa: un enorme cratere con dentro un mare ribollente di lava che, solidificandosi, ha dato vita al terreno che abbiamo sotto i piedi. Un ambiente, quindi, in netto contrasto con quello odierno, freddo e plasmato dall’erosione glaciale. E’ emozionante pensare che una ‘semplice’ passeggiata possa permetterci di venire a contatto con un preziosissimo tesoro di rocce vulcaniche e granitiche, alcune risalenti addirittura al Devoniano, e quindi a oltre 400 milioni di anni fa!
Il Ben Nevis, tuttavia, non è solo la testimonianza di un antico e burrascoso passato, con i suoi 1.343 metri è anche la vetta più alta del Regno Unito e di tutte le Isole Britanniche! Per questo motivo, ogni anno, migliaia di persone (circa 100.000!) si avventurano sulle sue pendici nel tentativo di raggiungere in cima l’altopiano sassoso che si estende per più di 400 mila metri quadrati. La cima del Ben Nevis, infatti, non è un unico picco aguzzo, quanto piuttosto un vasto pianoro dal quale si riesce a dominare una
Circa l’origine del suo nome, le versioni sono discordanti: dovrebbe derivare dal gaelico beinn Nibheis il cui significato letterale potrebbe essere ‘montagna velenosa’ o ‘montagna malvagia’, probabilmente in riferimento al clima notoriamente imprevedibile e alle pendenze ripide. Mentre ‘beinn’ viene tradotto in maniera quasi univoca con ‘montagna’, ‘nibheis’ ha varie trasposizioni: tra queste, ve n’è una che lo vedrebbe collegato al nome della divinità celtica, Lugh, che in alcune zone veniva venerato proprio in luoghi elevati.
Un’altra interpretazione, invece, sarebbe riconducibile a beinn néamh-bhathais, cioè ‘montagna con la testa tra le nuvole’ che si adatta alla perfezione alla realtà del Ben Nevis: la sua vetta è infatti sempre coperta da nubi e nebbia.
Qualora non vi fosse ancora venuta voglia di partire all’esplorazione diretta di questo gigante, provvedo a fornirvi una serie di motivi che continuano ad attrarre escursionisti da tutto il mondo!
- Tra il 1883 e il 1904, la vetta divenne sede di un Osservatorio Meteorologico, costruito per studiare come si formavano le depressioni e le tempeste nell’atmosfera. I progetti furono eseguiti da Thomas Stevenson, ingegnere specializzato in fari, ma soprattutto, padre di Robert Louis Stevenson e inventore dello “schermo di Stevenson”. L’attuale percorso più popolare, il “Pony Track” o “Mountain Track”, fu tracciato nel 1883 proprio per permettere ai pony di trasportare il materiale per la realizzazione e il mantenimento dell’osservatorio. Nel primo inverno, l’altopiano fu spazzato da bufere che coprirono la cima fino a 4 metri di neve, costringendo i meteorologi a scavare ripetutamente tunnel per uscire dalle loro abitazioni spartane. Durante il periodo di attività, il personale dovette affrontare condizioni davvero estreme, rischiando più volte di perdere la vita per registrare i dati necessari alla loro ricerca. La struttura chiuse per mancanza di fondi ed ora giace in rovina sulla sommità del Ben Nevis. E’ diventata, tuttavia, un riparo di emergenza per coloro che si spingono fin quassù.
- La prima Ben Nevis Race si è svolta nel 1895. William Swan, un barbiere di Fort William, stabilì il tempo di 2 ore e 41 minuti per salire e scendere dalla vetta. L’attuale record maschile è di 1 ora, 25 minuti e 34 secondi per percorrere una distanza di 14 chilometri e un dislivello di 1.340 metri!
- Per chi desidera, invece, seguire un percorso con un po’ più di ‘calma’, c’è il Pony Track al quale ho accennato precedentemente. Si tratta di un sentiero a zig-zag che richiede dalle 6 alle 9 ore di cammino, quindi non è assolutamente una semplice passeggiata! Il tracciato parte dal Ben Nevis Visitor Centre a Achintee.
- Un’alternativa molto più lunga e faticosa è il Carn Mor Dearg Arête: dalle 10 alle 11 ore per escursionisti esperti.
- Una curiosità bizzarra risale al mese di maggio del 1911, quando Henry Alexander, primo concessionario Ford in Scozia, ebbe una straordinaria trovata pubblicitaria: portare una Ford Model T fino alla vetta del Ben Nevis! L’obiettivo era, ovviamente, quello di dimostrare la superiorità dei veicoli americani rispetto a quelli britannici fatti a mano. Ci vollero cinque giorni per raggiungere la cima con l’auto, che aveva ruote di legno e nessuna sospensione. Al volante c’era il figlio del commerciante d’auto di Edimburgo che tra il 9 e il 13 maggio compì l’incredibile impresa. Il filmato, riscoperto nel 2015, è descritto come un “viaggio da far tremare le ossa”!
- Ai piedi del Ben Nevis, nella cittadina di Fort William si trova il West Highland Museum (con ingresso gratuito), famoso per la sua collezione sulla storia giacobita. Si possono ammirare medaglie, armi e persino il farsetto di seta ricamato di Bonnie Prince Charlie.
- A una decina di minuti di macchina dal museo, potete visitare la storica Ben Nevis Distillery, fondata nel 1825 è una tra le più antiche di Scozia.
Alcune raccomandazioni per coloro che decideranno di avventurarsi alla scoperta di questo vero e proprio paradiso per escursionisti e alpinisti: la vetta è coperta da nuvole e nebbia per il 70% del tempo e le temperature raramente superano lo zero, anche in estate, a causa della quota, dei venti e della vicinanza all’Atlantico settentrionale. Per questo, è necessario attrezzarsi con abbigliamento caldo e impermeabile, un buon supporto per le caviglie e, soprattutto, una mappa e una bussola. Tenete a mente, comunque, che guide esperte organizzano escursioni per ogni livello richiesto lungo le pendici di questo antico vulcano. Il Ben Nevis viene considerato come un’ottima palestra di allenamento per gli alpinisti che intendono effettuare scalate più impegnative, come quelle sulle Alpi.
Il Ben Nevis è un libro di storia inciso nella pietra che dalla sua vetta offre generosamente una vista panoramica fino a 190 chilometri, permettendo di ammirare il Ben Lomond e persino la cima del monte Knocklayd in Irlanda del Nord!
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