Il castello di Edimburgo – II

King David I… tra storia ed emozioni

“Cogliamo l’occasione di una breve sosta per riprendere fiato e nel frattempo osserviamo da vicino la torre di Argyle, che costituisce la parte superiore della porta a saracinesca dalla quale siamo entrati al castello. Si tratta, infatti, di un’aggiunta del 1887 eseguita dall’architetto Blanc e finanziata da un certo William Nelson, un editore di Edimburgo, nella speranza che potesse ospitare i preziosi gioielli della corona scozzese. Quest’opera fa parte di una serie di lavori di restauro attuati durante il regno della regina Vittoria, la quale dimostrò un grande interesse per la valorizzazione del patrimonio scozzese. Il nome della torre deriva da un fatto che ha visto protagonista il nono conte di Argyle nel 1685: accusato di un complotto contro James VII, venne condannato a morte e imprigionato proprio al di sopra del Portcullis Gate la notte prima dell’esecuzione. 

Dopo esserci arrampicati sin quassù, veniamo premiati da una vista eccezionale: guardate davanti a voi. Non avete forse l’impressione di avere l’intera Edimburgo ai vostri piedi?! Da questa posizione privilegiata, possiamo ammirare la New Town con i giardini di Princess Street, lì dove c’era il Nor’Loch, un lago oggi prosciugato. In lontananza, si scorge il Royal Botanic Garden e, all’orizzonte, il fiordo del fiume Forth con lo spettacolare ponte sull’estuario. La costruzione con quell’alto pinnacolo è il monumento in onore di Sir Walter Scott, il grande scrittore scozzese, le cui opere hanno modellato l’immagine romantica della Scozia. Oltre la Torre di Argyle, alla nostra destra, si distinguono Calton Hill e Arthur’s Seat, altre due formazioni collinari che contribuiscono a delineare il paesaggio inconfondibile di Edimburgo. 

Proseguiamo l’esplorazione della fortezza avvicinandoci all’edificio più vecchio non solo del castello ma anche di Edimburgo e dell’intera Scozia… è un edificio al quale sono molto legato, che io stesso ho fortemente voluto e ho dato l’incarico di erigere nel 1130 in onore di mia madre, la regina Margaret di Scozia. Faceva parte dei primi alloggi del castello costruiti in pietra, proprio per evitare le possibili conseguenze di incendi che all’epoca erano piuttosto frequenti. Inizialmente era una cappella privata ad uso esclusivo della famiglia reale che poteva accogliere al massimo 20 persone, ospitava anche una sala e delle stanze private. Come parecchi studiosi hanno percepito, la chiesetta era inglobata in un grande torrione. Infatti, osservando con attenzione, ci si rende conto che lungo l’intera parete nord manca del tutto la muratura originale e, elemento ancora più evidente, i conci, cioè le pietre intorno alla porta, sono disposti in modo diverso rispetto a quelli più squadrati delle finestre sugli altri lati. Inoltre, l’assenza di una finestra solo sul lato nord, evidenzia il fatto che originariamente la cappella si trovava all’interno di un edificio attiguo.

Fermiamoci accanto al muretto ai piedi della chiesa per dedicare qualche minuto a Santa Margherita, una figura ancora molto amata in Scozia. La sua storia è intensa e appassionante e lo affermo non solo perché era mia madre; se vorrete, in un’altra occasione, mi piacerebbe parlarvi di questa donna straordinaria che con il suo agire ha lasciato un segno indelebile in terra scozzese. Per ora mi limiterò a raccontarvi gli avvenimenti legati al castello che stiamo visitando. Perdonate l’emozione ma non è facile ricordare quanto accadde! 

Mia madre si ammalò gravemente quando venne a conoscenza del fatto che mio padre, re Malcom, insieme a mio fratello maggiore Edward erano caduti in un’imboscata ed erano stati uccisi a tradimento nella battaglia di Alnwick, in Northumbia, per mano dei Normanni.  Si lasciò morire proprio qui, nel castello di Edimburgo. Dopo quasi due secoli, nel 1249, Papa Innocenzo IV decise di proclamarla santa per la sua condotta in vita e per i miracoli a lei attribuiti; ed ecco perché l’edificio viene indicato come St Margaret’s Chapel. A mio avviso non è un caso che questa piccola cappella sia sopravvissuta sino ad oggi… soprattutto se pensate che il castello è stato tra i più assediati di tutto il Regno Unito, avendo subito ben 26 attacchi! In modo particolare, ci fu un momento in cui la chiesetta rischiò davvero di venire distrutta: nel 1314, durante le Guerre di Indipendenza, il castello venne preso dal conte di Moray per conto degli Inglesi. Re Robert the Bruce, che era solito radere al suolo le fortezze piuttosto che lasciarle nelle mani dell’invasore anglosassone, ordinò che venisse abbattuto il castello ma che la cappella fosse risparmiata in segno di devozione nei confronti della regina Margherita. Pensate che alcuni anni dopo, nel 1329, in punto di morte The Bruce destinò 40 sterline scozzesi per i lavori di restauro della chiesa, a testimonianza del suo profondo rispetto.

Trascorsero i secoli e numerosi fatti videro protagonista la Scozia e anche il castello di Edimburgo. Verso il 1530, il palazzo di Holyrood fu trasformato in residenza reale e da quel momento la cappella di St Margaret non venne più utilizzata per scopi religiosi; anzi, purtroppo per quasi 300 anni fu trasformata in magazzino di polvere da sparo, una destinazione che andava decisamente a snaturare il suo scopo. Riacquistò la funzione originaria solo nel 1845, grazie all’antiquario Sir Daniel Wilson, che si fece promotore del suo restauro finanziato dalla regina Vittoria. Le finestre vennero decorate con vetrate colorate che rappresentavano Santa Margherita, Malcom III, il sottoscritto e una croce. Queste vetrate poi vennero sostituite nel 1922 da quelle attuali, realizzate da Douglas Strachan, dedicate a Sant’Andrea, San Ninian, San Columba, Santa Margherita e William Wallace. Nel 1993, 900 anni dopo la morte di mia madre, la cappella è stata ristrutturata e sono stati commissionati vari lavori, tra i quali il panno ricamato per l’altare, gli inginocchiatoi e le panche. La Gilda della Cappella di Santa Margherita, fondata nel 1942, assicura che ogni giorno vi siano dei fiori freschi, mantenendo viva una tradizione di devozione. 

Seguitemi, vi accompagno all’interno. Una breve sosta nella quieta penombra della cappella ristorerà la nostra mente oltre che il nostro corpo”.

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